19 maggio 2012
Diventa SmartTrader Abbonati
Accesso riservato
  Recupera dati accesso
Login login
Clippings menù
  Per inserire un articolo cliccare sull'icona Clipping accanto al suo titolo. Per visualizzarli cliccare su "Clip".
Clip login
Gli articoli più letti:
maggio 2012 aprile 2012 marzo 2012
 
Macro > Usa
Problema serio, soluzione elusiva (II Parte)
di Charlie Minter - 06/04/2011

A meno che si riesca a sfuggire da questa trappola della liquidità, vi sarà un massiccio deleveraging da parte del settore che ci ha fatto piombare in questo disastro. Il debito delle famiglie è passato dal 50% del PIL nel periodo 1960-80 all’attuale 100%. Questo debito o non sarà onorato, o sarà rimborsato fino a quando scenderà ad una proporzione del 50% del PIL. In parole povere, il debito dovrà calare sotto i 10 trilioni di dollari dagli attuali 13.5 trilioni.
Un altro motivo che ci convince che il problema del debito sarà risolto dalla deflazione e non con l’inflazione, è l’ambiente politico che caratterizza la nazione. I repubblicani e i parlamentari recentemente eletti hanno proposto una piattaforma di tagli della spesa pubblica e dello stato sociale, e faranno tutto il possibile per abbattere il debito. La commissione bipartisan sponsorizzata dal presidente Obama ha proposto una serie di misure di austerità che dovrebbero ridurre il deficit in misura consistente. Il grosso problema, tuttavia, è che queste misure non faranno altro che esacerbare lo smantellamento del debito in atto, facendo precipitare nuovamente l’economia in recessione.
E ci sono altri due motivi per cu il debito accumulato negli ultimi trent’anni genererà una dolorosa spirale deflazionistica piuttosto che inflazionistica (o addirittura iper-inflazionistica, come paventano alcuni): in primo luogo l’elevato costo dei generi di prima necessità come alimentari ed energia produce più deflazione che inflazione: dal momento che le retribuzioni sono stagnanti, pagare di più per questi generi riduce il reddito disponibile per la spesa discrezionale. In altre parole, spendere più denaro per benzina e per il cibo comporta il disporre di meno denaro per acquistare altri beni. Affinché gli stimoli monetari e fiscali producano inflazione deve essere all’opera un meccanismo di trasferimento, sotto forma di aumento dei salari. Ciò non sembra che sia in atto. Un’altra ragione è la debolezza dell’economia: il tasso di utilizzo della capacità produttiva si attesta al 76.3%. Con un potenziale ancora inutilizzato, è difficile che i prezzi siano aumentati. Non si crea molta inflazione se sia l’economia che il mercato del lavoro presentano sacche di inutilizzo.
E’ il caso di ricordare che anche il Giappone ha condotto una politica di tassi di interesse azzerati e di consistenti deficit di bilancio per più di vent’anni: le stesse politiche accusate di provocare una imminente inflazione negli Stati Uniti. Eppure in Giappone ciò non è accaduto: la trappola della liquidità è stata la medesima che ci attanaglia oggi, e che inciderà su entrambi i paesi ancora per diversi anni.
In definitiva, la situazione del debito è ormai arcinota e compresa dalla nazione. Tutti ormai sanno che il governo arriva ad indebitarsi per 40 centesimi per ogni dollaro di spesa pubblica, e che non si può andare avanti così. Le “promesse” statali saranno difficile da rispettare: è un bene che ciò sia diventato ormai di dominio pubblico. Ma la soluzione che l’uomo della strada immagina (attraverso la crescita e/o l’inflazione) non troverà attuazione a causa della bassa velocità di circolazione della moneta. Alla fine ciò che otterremo sarà deflazione e non inflazione: daremmo un 65% di probabilità alla prima ipotesi, e solo un 30% di probabilità alla seconda. Con un residuo, scarno 5% di probabilità che l’economia esca da questa situazione senza una significativa variazione dell’indice dei prezzi al consumo.


Per favore, dai un voto a questo articolo:
Eccellente Buono Sufficiente Mediocre Scarso
Vuoi essere informato sull'uscita di nuovi commenti su smartTrading?
Clicca qui: riceverai tutti i giorni, gratuitamente, l'analisi tecnica dell'indice Mibtel e il sommario delle analisi postate su sT.