di Alvin A. River - 11/05/2011

Questa mattina è stato reso noto l'indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese per il mese di aprile: +5.3%, rispetto al +5.4% di marzo, e al 5.2% atteso. Un bicchiere mezzo pieno, insomma. Quante possibilità ci sono che la crescita dell'inflazione si arresti qui, e che pertanto la PBoC arresti la politica restrittiva?
La domanda non è di poco conto, dal momento che l'offerta di moneta in Cina ha ormai superato per volume quella degli Stati Uniti, per cui la politica monetaria di Pechino finisce per riflettersi su tutte le economie mondiali. Sotto questo profilo, la People's Bank of China smetterà di ridurre l'offerta di moneta quando avrà evidenza di aver finalmente domato l'inflazione.

Evidentemente il CPI cinese si è arrestato grosso modo sui livelli fatti registrare nel 2004, quando la politica monetaria restrittiva provocò un vistoso raffreddamento della variazione annuale dei prezzi al consumo. Il dato di aprile è ancora insufficiente per consentirci di prevedere una dinamica analoga, ma c'è un confronto suggestivo che fa ben sperare; almeno in prospettiva.

La figura in alto confronta il CPI (linea grigia, scala di destra), con il cosiddetto "moltiplicatore della moneta" (nero, scala di sinistra; dato spostato in avanti di 14 mesi). Come si può notare c'è una notevole correlazione, il che ci consente di formulare una previsione sull'andamento dei prezzi al consumo da qui a metà 2012.
Se la correlazione persisterà, dovremmo un immediato e tendenziale calo del CPI cinese. Ciò allenterebbe le tensioni sul mercato monetario e indurrebbe la PBoC ad un atteggiamento più indulgente. A beneficio della crescita economica e dell'andamento dei mercati finanziari mondiali.