di Charlie Minter - 26/05/2011
Negli Stati Uniti il Leading Economic Indicator è calato dello 0.3% ad aprile. Certo, un mese non rappresenta una tendenza, ma si tratta del primo calo mensile dallo scorso giugno, ed è un dato che si allinea bene agli altri discussi nella prima parte di questo articolo, e agli altri che seguono qui di seguito.
1) l’ECRI Weekly Index è sceso in tre delle ultime cinque settimane, ed è immutato rispetto ai livelli di metà dicembre, dopo essere salito dalla fine della recessione. Ciò indica una pausa nel processo di crescita economica, se non qualcosa di peggiore.
2) le vendite al dettaglio “core” di aprile sono cresciute di appena lo 0.2%, e sono praticamente piatte se si tiene conto dell’inflazione. Il maggior reddito conseguente dalla riduzione delle imposte è stato più che compensato dall’aumento dei carburanti, dalla crescita deludente delle retribuzioni, dall’elevata disoccupazione e dalla crisi delle quotazioni immobiliari. E questo avveniva prima della fine del QE2, che da novembre sta mantenendo a galla l’economia.
3) lo Small Business Survey di aprile, dopo una crescita ininterrotta dai minimi recessivi, mostra un calo di 3.1 punti nell’arco di due mesi. E comunque, anche in prossimità dei recenti massimi risultava inferiore ai picchi del 2008. Notevoli i cali delle intenzioni di assumere e di investire in beni strumentali.
4) al di là del quadro domestico, anche il contesto globale appare tutt’altro che roseo. L’indicatore dell’ECRI della crescita industriale ha raggiunto un picco ad agosto 2010, ed è calato in occasione della release di marzo. Il direttore generale Lakshman Achuthan ha affermato che è evidente una svolta verso il basso dell’attività industriale globale. La produzione industriale è scesa a marzo nell’area Euro, mentre le vendite qui sono risultate piatte negli ultimi sei mesi. Nel Regno Unito non c’è stata crescita per due trimestri, mentre il PIL giapponese è calato del 3.7% annualizzato nel primo trimestre (da notare che il terremoto è occorso l’11 marzo, per cui esso non spiega del tutto il calo macro). La produzione industriale nei paesi BRIC sembra analogamente rallentare, e ulteriori aumenti dei tassi di interesse appaiono imminenti.
Tutto sembra deporre a favore di un rallentamento dell’attività economica a livello interno e globale. Negli Stati Uniti il rallentamento sta intervenendo a meno di sei settimane dal termine del QE2, fondamentale nello stimolare l’economia. La borsa si disinteressa di questi fattori fino a quando ad un certo punto li incorpora interamente e drasticamente nelle quotazioni. Gli esempi del 2000 e del 2007 sono ancora ben impressi nella memoria. Lo S&P si trova sugli stessi livelli di febbraio, e molto probabilmente sta formando un top. Una rottura verso il basso appare imminente.