di Charlie Minter - 06/06/2011
Sebbene il rallentamento economico di cui discutiamo da tempo abbia finalmente conquistato le prime pagine dei giornali, la borsa per ora non ha ancora rotto verso il basso. Gli analisti offrono due spiegazioni per questa relativa tenuta: anzitutto – argomentano – il rallentamento della crescita economica è soltanto temporaneo, e comunque, qualora la ripresa dovesse perdere colpi, ciò incoraggerebbe la Fed ad avviare un altro round di quantitative easing. Questo orientamento si rivelerà errato su tutti i fronti: è la ripresa economica ad essere temporanea, mentre la decelerazione è reale. In merito ad una “QE3”, Bernanke in persona ha ammesso che gli ostacoli sono consistenti e che diversi membri del FOMC sono contrari.
Ci sono diverse ragioni per credere che la ripresa sia temporanea. L’economia è dipesa in buona misura dagli stimoli del governo. Non solo gli impulsi fiscali ora stanno venendo meno, ma la politica fiscale sta per diventare restrittiva. E poi c’è la QE2, prossima al termine. Quando ad aprile 2010 finì la QE1, il mercato cedette il 17% e l’economia perse colpi. Solo con l’annuncio della QE2 la borsa si riprese, assieme all’economia; seppure non per molto: malgrado tutti questi stimoli, la ripresa è stata la più fiacca dal Dopoguerra ad oggi.
Bisogna anche tenere presente che l’economia è stata mantenuta artificiosamente in vita con tassi di interesse storicamente bassi, che tali rimarranno ancora per diverso tempo. E poi c’è il settore edile, ancora moribondo, e le problematiche a livello di enti locali.
C’è da chiedersi da dove questa ripresa dovrebbe ora trarre linfa. Negli ultimi due decenni l’economia si è alimentata della spesa per consumi da parte delle famiglie, le quali si sono pesantemente indebitate, usando la propria abitazione come un bancomat. Questi giorni sono ormai passati: i consumatori si trovano ora a rimborsare i debiti, così come dovrà fare il governo. Non si scorge un settore dell’economia in grado di sostenere la domanda aggregata.
Pensiamo anche che la QE3 sia al momento fuori discussione. Sebbene la QE2 abbia avuto successo nel sospingere le quotazioni di mercato, ogni ulteriore aumento della ricchezza netta sarà almeno in parte compensato dall’aumento delle commodities che avrà un impatto diretto sui redditi, riducendone il potere d’acquisto. Con il bilancio Fed già gonfiatosi ad oltre 2 trilioni di dollari, ogni programma che lo incrementi ulteriormente renderebbe sempre più problematica una futura inevitabile exit strategy. Senza contare che questa eventualità troverebbe la ferma opposizione del Congresso, oltre che del FOMC.
Ciò non vuol dire che la QE3 sia definitivamente accantonata. Ma essa diventerà di attualità solamente quando l’economia si deteriorerà ad un punto tale che la deflazione tornerà ad essere la minaccia più concreta. Il problema è che a quel punto diversi gestori di portafoglio saranno nei guai.