di Gaetano Evangelista - 09/09/2011

Come se l'Europa avesse avuto il bisogno di una politica monetaria restrittiva: la recessione deflazionistica dei paesi periferici dell'area Euro si è associata ora ad un forte rallentamento nei paesi core, grazie anche (non solo, ma anche) all'operato di Trichet. Risultato: bentornati in recessione!
Il governatore della Banca Centrale Europea non ha soltanto aumentato in due riprese il tasso di sconto, malgrado la temuta inflazione si è rivelata ancora una volta una minaccia inconsistente, al pari dell'episodio del 2008; ma ha anche tagliato la crescita dell'offerta di moneta a livelli intollerabili dall'economia, costringendo la medesima ad una brusca frenata. Già ad aprile
si segnalava qui una pericolosa deriva restrittiva; peraltro esasperata nei mesi successivi.

L'indice PMI Composite (manifattura + servizi) dell'area Euro si è spinto a poca distanza dalla soglia spartiacque dei 50 punti. Bene, anzi male. Perché l'esperienza storica suggerisce che questa soglia va considerato con un margine di tolleranza di +/- tre punti. O per meglio dire: una recessione è inaugurata da una lettura del PMI inferiore ai 53 punti (50+3), mentre è sufficiente una rilevazione del PMI in ripresa oltre i 47 punti (50-3) per porre fine alla recessione. L'esperienza del ciclo negativo di fine 2007 - metà 2009 lo evidenzia chiaramente.
Stando così le cose, possiamo concludere che l'area Euro, nel suo complesso, è entrata in recessione con la release di luglio del PMI Composite; dando un margine di errore di un mese possiamo concedere un ingresso tardivo nel ciclo economico negativo: il mese passato. Il comportamento dei mercati azionari e il crollo dei rendimenti obbligazionari è un ovvio riflesso. Il calo dell'euro delle ultime settimane una naturale conseguenza.