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Macro > Usa
La Fed è preoccupata… e non è la sola
di Charlie Minter - 27/01/2012

Anche noi lo dovremmo essere, dopo aver letto il recente statement ai margini dell’ultimo FOMC. Nonostante la promessa di mantenere i tassi ufficiali ancorata allo zero fino al 2014, con la prospettiva tutt’altro che remota di un QE3, la Fed continua a combattere una battaglia solitaria contro tutta una serie di problemi economici, che noi ben conosciamo. In risposta ad un quesito, Bernanke ha precisato che non crede che la recente ripresa sia sostenibile; e ha buoni motivi per crederlo.
Il FOMC ha ridotto le stime di crescita per il 2012 dal 2.5-2.9% di novembre, all’attuale 2.2.-2.7%, e quelle per il 2013 dal 3.0-3.5 al 2.8-3.2%. Sebbene abbiano ridotto le previsioni sul tasso di disoccupazione, il Consiglio della Fed si attende ancora un dato compreso fra l’8.2 e l’8.5% quest’anno, e fra il 7.4 e l’8.1% nel 2013. E’ notevole come questa revisione delle stime avvenga nonostante dati sul fronte dell’occupazione, della produzione e dei consumi migliori delle aspettative. Qualcuno crederà che la Fed conosca dati che non sono pubblicamente disponibili, ma il motivo di questa cautela non è affatto sorprendente: il reddito disponibile cresce molto lentamente, e comunque soltanto grazie a tagli straordinari delle imposte e ai trasferimenti del governo; la spesa per consumi è supportata da un calo del risparmio, sceso a novembre al 3.5% del reddito; mentre le vendite al dettaglio sono state piuttosto deludente, malgrado la sorpresa iniziale.
La crescita occupazionale non è sufficiente ad accrescere il livello reale delle retribuzioni. I sussidi di disoccupazione sono scesi, ma le nuove assunzioni deludono e la ricchezza netta delle famiglie si riduce a causa della crisi del settore immobiliare. Ancora una volta, il debito del settore privato è troppo elevato, nuove riduzioni sono inevitabili, e ciò comporta più risparmio e meno spesa per consumi.
La crescita della spesa per investimento da parte delle imprese cala anch’essa. Mentre il più recente rapporto sugli ordini di beni durevoli per dicembre ha battuto le stime, pochi hanno fatto notare che l’ammortamento anticipato concesso dal governo valeva fino alla fine dell’anno scorso, e questo inciderà negativamente sugli ordini per il 2012. Mentre le esportazioni saranno penalizzate dalle turbolenze in Europa e dal rallentamento globale, e cinese in particolare.
Tutti questi elementi sono validi motivi di preoccupazione, anche tenuto conto dei rischi della crisi del debito nell’area Euro, di un potenziale conflitto in Iran, delle conseguenze della cosiddetta “primavera araba” e delle incertezze in Iraq, in Afghanistan e in Pakistan. E non dimentichiamo la continua paralisi politica negli Stati Uniti.
A nostro avviso gli ultimi provvedimenti della Fed sono mossi dalla disperazione piuttosto che da un ragionamento lucido. Il FOMC ha usato tutti gli strumenti ordinari a disposizione e pressoché tutti quelli straordinari. Il sistema bancario galleggia su un oceano di riserve inutilizzate, evidenziando una classica trappola della liquidità, in presenza della quale ulteriori stimoli serviranno a ben poco. La vitalità del mercato azionario assume che l’economia si rafforzi e che gli utili delle imprese continueranno a permanere su livelli elevati. Non crediamo che sarà così, e in borsa i rischi continuano a superare le opportunità.




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