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Deflazione! (II Parte)
di Charlie Minter - 28/07/2010

Il rapporto fra il debito totale e il PIL ha raggiunto il 373% nel 2008, prima di calare di recente al 360%. Come già affermato nel passato, ci aspettiamo che lo stock di debito privato, pari attualmente a circa 40 trilioni di dollari, scenda a 20 trilioni, a fronte di un aumento del debito del settore pubblico dagli attuali 15 a 30 trilioni. Il deleveraging sarà virtualmente impossibile da controllare con i tradizionali strumenti della Fed: la banca centrale americana è riuscita a scongiurare la deflazione nel 2003 e la recente politica monetaria e fiscale è probabilmente riuscita a scongiurare un collasso sistemico. Tuttavia, le munizioni sono ora esaurite.
I rialzisti puntano su tre diversi modi per risolvere i problemi: 1) tagliare i tassi di interesse riconosciuti sui depositi delle banche: ciò spingerebbe le banche a concedere credito anziché depositare la liquidità presso la Fed; 2) comprare più asset, dopo che la Fed ha appena completato il programma di acquisti da 300 miliardi di dollari di Treasuries e di 1.25 trilioni di MBS; ciò rappresenterebbe una seconda “puntata” della Quantitative Easing, e non sarebbe più efficace della prima; 3) moral suasion: dichiarare un diverso obiettivo inflazionistico o affermare esplicitamente che i tassi saranno mantenuti lunghi per un lungo periodo di tempo. Ma come ciò potrebbe funzionare?
Bernanke deve farci sapere come intende muoversi se l’economia si indebolirà nuovamente. Non crediamo che abbia molte possibilità rispetto a quando è stato affrontato il problema della deflazione all’inizio dello scorso decennio. Una nuova stagione di stimoli monetari o fiscali non riuscirà a ribaltare il deleveraging del settore privato. Alla fine è il consumatore che orienta la velocità del tentativo della Fed di creare moneta, e se il consumatore diventa cauto, l’economia non riesce a recuperare. L’indebitamento grava sul consumatore. Il settore pubblico non ha altra possibilità che quella di prendere a prestito e spendere. I debitori meritevoli di credito non continueranno ad indebitarsi e spendere dopo due ribassi del 50% del mercato azionario nell’ultimo decennio. Qualche giorno fa, il New York Times ha pubblicato un articolo sul ceto benestante, principale artefice della recente ripresa, che si sta tirando indietro. Se perdiamo l’unico driver della ripresa economica, ritorniamo in recessione. E per quanto concerne il mercato azionario, difficilmente sperimenterà un vero e proprio bull market fino a quando i consumatori ristruttureranno i loro bilanci; il che richiederà probabilmente diversi anni.

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